È una novità annunciata da Microsoft a tutti gli amministratori dei tenant Office 365 lo scorso maggio, fa parte della roadmap pubblicamente accessibile all’indirizzo microsoft.com/it-it/microsoft-365/roadmap?filters=&searchterms=51452, ora si iniziano a vedere gli effetti, Microsoft Teams sta comparendo sulle postazioni di lavoro come pacchetto di aggiornamento per la suite per l’ufficio sviluppata dai ragazzi di Redmond. Arrivo tardi ma posso rimediare, ti spiego come.

Di quando Microsoft Teams si installa autonomamente sul tuo PC

Ciao, sono Microsoft Teams

Si apre all’avvio del sistema e invita a terminare il login passando dall’account di posta elettronica aziendale, inevitabile, seccante come una mosca che ti ronza attorno quando devi concentrarti e non puoi certo inseguirla con una ciabatta e lo racchetta elettrificata (dai, lo so benissimo che lo fai), non hai scelto tu, ha scelto lui per te. Questo può certamente portare utenti al servizio di Microsoft perché spinti dalla curiosità, ma nel caso in cui tu lo abbia già provato (quel servizio) e non ne senta il bisogno, ecco che la soluzione è quella di toglierlo di mezzo definitivamente.

Andiamo per step, dovrai prima impedirgli di potersi reinstallare a bordo della macchina (e lo si fa tramite GPO o con una chiave di registro), poi bisognerà fare piazza pulita.

Bloccare la distribuzione

Ammesso tu abbia la versione più aggiornata (4882.1000 rilasciata il 9/7/19) dei file di policy ADM/AMDX installati sul tuo Domain Controller (diversamente vai a scaricarli da qui), puoi creare una nuova GPO con il nome che preferisci e andare a modificare il valore relativo a Computer ConfigurationPoliciesAdministrative TemplatesMicrosoft Office 2016 (Machine)UpdatesDon’t install Microsoft Teams with new installations or updates of Office, chiaramente abilitandolo.

Di quando Microsoft Teams si installa autonomamente sul tuo PC 1

Nel caso in cui tu non possa utilizzare una GPO potrai fare appoggio alla relativa chiave di registro tramite una semplice istruzione di batch:

REG ADD HKLM\SOFTWARE\Policies\Microsoft\office\16.0\common\officeupdate /v preventteamsinstall /t REG_DWORD /d 1 /f

Il tutto è comunque riportato anche dalla documentazione ufficiale Microsoft, puoi puntare il browser all’indirizzo docs.microsoft.com/en-us/deployoffice/teams-install#use-group-policy-to-control-the-installation-of-microsoft-teams quando lo desideri. Hai terminato la prima parte del lavoro.

Rimuovere quanto distribuito

Microsoft fa riferimento a uno script di PowerShell da poter utilizzare sulle macchine che hanno a bordo Microsoft Teams, documentato all’indirizzo docs.microsoft.com/it-it/microsoftteams/scripts/powershell-script-teams-deployment-clean-up. Problema: noterai che questo script, seppur funzionante su Windows 10 (su Windows 7 ho fatto fatica a farglielo digerire), non porta a casa il risultato completo, lasciando a bordo macchina il Teams Machine-Wide Installer, un applicativo che puoi vedere tu stesso nel Pannello di Controllo del Sistema Operativo e che può fare da veicolo per l’installazione (sì, ancora) di Microsoft Teams a bordo della macchina.

Come affrontare quindi entrambe le operazioni? Microsoft Teams può essere rimosso con i diritti utente, basta puntare a %LOCALAPPDATA%\Microsoft\Teams e richiamare il file Update.exe con parametro -Uninstall. Ti mostro l’esempio pratico utilizzando il K1000 di Quest:

Di quando Microsoft Teams si installa autonomamente sul tuo PC 2

Per rimuovere il Teams Machine-Wide Installer dovrai invece ricorrere a un diritto amministrativo (locale / sistema / dominio), in questo caso ho deciso di utilizzare un paio di istruzioni che possono essere digerite sia da Windows 10 che da Windows 7 senza lamentele, nello specifico:

MsiExec.exe /x{731F6BAA-A986-45A4-8936-7C3AAAAA760B} /quiet
wmic product where "name = 'Teams Machine-Wide Installer'" call uninstall /nointeractive

La prima dovrebbe eseguire l’operazione senza farsi notare, in alcuni casi però fallisce ed è lì che interviene la seconda che utilizza il WMIC intercettando il prodotto con il nome da individuare e richiamandone la disinstallazione senza che venga mostrato nulla a video.

Puoi dare in pasto al K1000 anche questo duo di istruzioni, fallo eseguire come utenza di sistema (Local System).

Se invece vuoi passare dallo script PowerShell di Microsoft (cosa che ho voluto provare anche io) sappi che per darlo in pasto a K1000 dovrai lanciare la PowerShell dalla cartella System32 di Windows (x86 o x64 poco importa), fare il bypass delle impostazioni di sicurezza e quindi richiamare lo script dalla cartella delle dipendenze, facendo quindi l’upload dello stesso file sul K1000 all’interno dello script che andrai a costruire:

Di quando Microsoft Teams si installa autonomamente sul tuo PC 3

La procedura nasce da un suggerimento del forum di ITNinja (la comunità che lavora con il prodotto Quest). Nella malaugurata ipotesi il processo non riesca a funzionare potrai sempre decidere di trasformare lo script di PowerShell in un eseguibile e lasciare che il K1000 esegua direttamente un file exe, dai un’occhiata al progetto /PS2EXE su GitHub, o passa direttamente dal sito web ps2exe.azurewebsites.net per accedere alla console di trasformazione del codice in eseguibile.

In conclusione

Non ti resta che lanciare gli script di disinstallazione su tutte le macchine che hanno a bordo il pacchetto Teams e tenere d’occhio la situazione nei successivi giorni per capire se il software di Microsoft dovesse ricomparire per chissà quale arcano motivo (quindi estirpare nuovamente il tutto e dire ad arcano che ha cotto il razzo, facendogli levare il disturbo).

Buon lavoro!


Grazie anche a stackoverflow.com/questions/113542/how-can-i-uninstall-an-application-using-powershell
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NoIP.com offre un ottimo servizio di DNS dinamico gratuito che però va rinnovato ogni 30 giorni manualmente, uno dei vincoli che limita l’uso se non si intende pagare alcunché. Se però si mette in gioco Python con Selenium e Chrome headless mode si ottiene un risultato automatizzato che fa tutto questo al posto tuo con un Raspberry. Ti spiego come.

Rinnovo automatico dei free host NoIP.com con Raspberry

NoIP-Renew

Il progetto originale è di uno sviluppatore cinese che su GitHub si registra con il profilo LobLab, ciò che io ho fatto è stato semplice: creare un nuovo fork, testare il tutto su Raspberry modificando lo script di setup dove necessario e localizzare le istruzioni. Fatica pressoché zero per un lavoro che già funziona meravigliosamente, spiegato in un articolo sul blog del suo sviluppatore (in cinese) che ti toccherà far tradurre da Google in inglese (o italiano se preferisci) ammesso tu voglia approfondire.

Trovi tutto ciò che ti serve all’indirizzo github.com/gioxx/rpi-noip-renew, puoi lanciare da Terminale un git@github.com:gioxx/rpi-noip-renew.git e attendere che termini. A questo punto:

  • Modifica il file noip-renew.sh inserendo le tue credenziali di accesso a noip.com e specifica il numero di host che hai creato e che vuoi tenere attivi. Un esempio? USERNAME="mario.rossi@gmail.com" con PASSWORD="pa$$w0rd" e NUM_HOSTS=1 (ammesso tu abbia un solo DNS dinamico registrato).
  • Avvia setup.sh e attendi che termini il download e l’installazione di quanto necessario, conferma eventuali domande a video quando richiesto.
  • Avvia noip-renew.sh, apri e verifica – nella stessa cartella dello script – il file immagine result.png se lo script termina senza errori o error.png se lo script termina con errori, questo ti permetterà di dare un’occhiata a quello che la sessione di Chrome headless mode ha fatto al posto tuo simulando i movimenti del tuo mouse e tastiera come se tu ti fossi trovato davanti al monitor e sito web di NoIP.com.

Io ho messo alla prova il tutto dapprima manualmente, poi con Crontab per far sì che RPi eseguisse lo script in maniera del tutto autonoma a intervalli regolari che ho stabilito nella modalità “At 03:45 on Monday, Wednesday, and Friday.” (crontab.guru/#45_3_*_*_1,3,5). Il risultato? Te lo mostro.

Noterai che nell’ultima immagine il rinnovo è stato eseguito proprio alle 3:45 di un lunedì, l’ultimo accesso al pannello (quando il DNS dinamico era in scadenza, vedi la prima delle tre immagini qui sopra) è stato eseguito sempre alle 3:45 del venerdì prima, quando il dominio era sì in scadenza, ma non ancora ufficialmente lamentato dal pannello di controllo (sul sito web) e dalla solita email promemoria inviata all’indirizzo di posta elettronica associato al mio utente.

Un lavoro ben eseguito che ti permette così di non perdere il tuo DNS dinamico, non facendoti però vivere patemi d’animo per stare lì ogni mese a rinnovarlo manualmente. In caso di dubbi non esitare a lasciare un commento nell’area apposita qui di seguito (non serve registrarsi a Disqus, puoi sempre commentare come ospite).

Buona giornata!

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Ciao! Era da qualche tempo ormai che non rimettevo più mano ai miei plugin di ricerca Firefox. Qualche giorno fa ho avuto la necessità di dare un’occhiata ad alcuni titoli presenti nel database di Trakt e mi sono accorto che mi sarebbe tornato più comodo avere un tag di ricerca rapido al quale ormai sono abituato. Ho risolto il problema e scritto quelle poche righe necessarie a creare lo strumento di ricerca dedicato al servizio.

Cerca rapidamente su Trakt con Firefox

Trakt non è localizzato in italiano, per questo motivo la ricerca viene effettuata sì tenendo conto del titolo di una serie o di un film anche nella nostra lingua, ma restituendo pur sempre una pagina di risultati in inglese, non c’è differenza questa volta. La ricerca è sempre utilizzabile dal campo dedicato (ammesso tu lo stia ancora utilizzando) o direttamente passando dalla barra dell’URL nel caso in cui – come me – utilizzi le parole chiave che ti permettono di saltare il passaggio intermedio e arrivare direttamente a destinazione.

L’addon di ricerca è disponibile come sempre su AMO:

TraktTV-IT
TraktTV-IT
Developer: Gioxx
Price: Free

e questo di seguito è il suo codice sorgente:

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<OpenSearchDescription xmlns="http://a9.com/-/spec/opensearch/1.1/">
     <ShortName>TraktTV-IT</ShortName>
     <Description>Cerca tutto quello che ti serve su TRAKT.tv</Description>
     <InputEncoding>UTF-8</InputEncoding>
     <Url type="text/html" template="https://trakt.tv/search?query={searchTerms}"/>
</OpenSearchDescription>

All’appello del codice qui sopra manca solo l’immagine che viene usata come icona del plugin di ricerca, occupa diverse righe perché codificata in base64 (data:image/x-icon;base64), non penso sia fondamentale, puoi sempre dare una sbirciata al codice XML anche tramite il tuo browser.

Sfruttare la ricerca rapida

Per aggiungerlo alle ricerche rapide di Firefox tramite barra dell’URL vai nelle Preferenze di Firefox, quindi in Ricerca, fai doppio clic in corrispondenza di TraktTV-IT e aggiungi la parola chiave che intendi utilizzare da ora in poi, come in immagine:

Cerca rapidamente su Trakt con Firefox 1

In pratica, nel caso dell’immagine sopra, digitando nella barra dell’URL “trakt termine-di-ricerca” partirà in automatico una ricerca su Trakt per qualsiasi voce (serie televisiva, show, film) contenga la parola “termine-di-ricerca”, da sostituire con ciò che intendi cercare sul serio 🙂

Buon divertimento!

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Hai il client OpenVPN installato su macchina Windows e un file OVPN già pronto per connettersi alla tua rete privata, hai deciso di salvare utente e password ma ti compare comunque la finestra che ti chiede di confermare il prompt delle credenziali, vuoi evitarlo, che fare? Semplice, modifica i parametri del collegamento al software OpenVPN.

OpenVPN: connessione automatica senza prompt alcuno

Il collegamento a OpenVPN GUI (che probabilmente hai già sul Desktop o nel menu di Start) dovrebbe puntare a "C:\Program Files\OpenVPN\bin\openvpn-gui.exe". Quello che dovrai fare è semplicemente far seguire un paio di parametri relativi al file OVPN da utilizzare e all’abilitazione della Silent Connection all’interno della riga “Destinazione“, in pratica il risultato dovrà essere simile a questo:

"C:\Program Files\OpenVPN\bin\openvpn-gui.exe" --silent_connection 1 --connect Giovanni.ovpn

Dove Giovanni.ovpn andrà sostituito con il file del profilo OVPN che sei solito utilizzare. Se non hai precedentemente salvato utente e password questo metodo potrebbe non funzionare. Salva prima i dati, poi mettilo in pratica:

OpenVPN: connessione automatica senza prompt alcuno 1

Un doppio clic sul collegamento ti permetterà di verificare che tutto sia andato a buon fine. Per ulteriori informazioni puoi fare riferimento al popup di aiuto che ottieni lanciando openvpn-gui.exe --help.

Buon lavoro.

× Le pillole del Dr.Mario

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!
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Ok, ci siamo, ho scavalcato la recinzione e ho scoperto quanto diversa possa essere la tana del bianconiglio dalla parte opposta della barricata. Ho comprato un Echo Dot di terza generazione durante il periodo di forte sconto su Amazon (era arrivato a costare 20€). L’ho portato a casa, configurato con il mio account, tenuto in test per qualche mese e scoperto che tutto sommato i pro e i contro con Google Home sono forse troppo sottili per determinare la vittoria predominante di uno sull’altro. Quello che voglio fare oggi è prendere la mia recensione di Google Home e confrontarla direttamente con Echo Dot evidenziandone vantaggi e svantaggi.

L’assistente in casa: Amazon Echo Dot (terza generazione)

Amazon Alexa
Amazon Alexa
Price: Free
‎Amazon Alexa
‎Amazon Alexa
Developer: AMZN Mobile LLC
Price: Free

Amazon Echo Dot Mini (3rd Gen)

Uno dei rari casi in cui non ho scattato qualche fotografia durante lo spacchettamento e montaggio, lo ammetto e me ne dispiaccio. Ciò detto, nulla di chissà quanto diverso rispetto a Google Home Mini. Amazon Echo Dot è corredato dal suo materiale informativo e rapide istruzioni d’uso, il corpo principale dal peso che si fa certamente sentire sul palmo della mano e da un caricabatterie decisamente generoso se si considera che quello di Google può facilmente essere sostituito da qualsivoglia cavo microUSB disponibile in casa (e collegato così a una ciabatta elettrica o placchetta a muro che preveda l’ingresso diretto), costringendoti quindi a cercargli un posto innegabilmente più ingombrante rispetto al competitor di pari fascia, il cavo resta di tipo gommato (come Google Home Mini).

L’assistente in casa: Amazon Echo Dot (terza generazione) 1

fonte immagine: lifewire

Una volta acceso dovrai associare Echo Dot alla rete casalinga. Contrariamente alla Fire TV Stick ho dovuto fare tutto manualmente (la prima citata mi è arrivata già configurata in parte, basata sul mio account Amazon e con la necessità di doverla solo collegare alla WiFi privata, quella dedicata alla famiglia e ai dispositivi da non far utilizzare direttamente agli ospiti), la procedura può essere completata tramite smartphone e applicazione dedicata (ti ho proposto i badge in apertura articolo, sia per Android che iOS, nda). Nulla di complesso o troppo lungo sia chiaro, in questo i due prodotti si somigliano moltissimo, Google però vince perché ovviamente può leggere la configurazione di rete dallo smartphone Android e la eredita facendoti risparmiare del tempo prezioso.

Un rapido aggiornamento se presente, un riavvio, una partenza con tutti i servizi pronti per essere configurati e aggiunti insieme alle “Skill”, le applicazioni che si interfacciano con la struttura di Alexa e con la possibilità di controllare con la voce tutto ciò che ti serve. Ecco, forse in questo caso ho trovato un po’ più macchinoso cercare e abilitare ciò che mi serviva, ho cercato di ricreare un ambiente molto simile a quello che ho costruito in Google Home, il mio Echo Dot si trova nella stanza che attualmente utilizzo come studio, l’ho collocato “fisicamente e virtualmente lì“, gli ho associato il necessario più vicino tralasciando magari il resto della casa (non mi importa che controlli il lampadario dell’ingresso se per chiederglielo devo prima arrivare fino allo studio!), una condizione che ho modificato poi nel corso del tempo solo perché può capitare di voler pilotare qualcosa tramite smartphone, arrivando quindi anche laddove la voce non può.

Hai un bel sound!

È tamarro, dal basso prepotente per un piccoletto così, è decisamente agli antipodi di Google Home Mini, Echo Dot sa farsi sentire, sa disturbare ma finisce per esagerare facilmente, supera abbondantemente la soglia per la quale un basso non lascia più ascoltare a dovere la voce, bisognerà intervenire (se lo vorrai) nelle impostazioni di equalizzazione audio del dispositivo (accessibili sempre tramite applicazione, chiaro).

Così come il competitor anche lui può fare gioco di squadra e creare gruppi di altoparlanti dello stesso tipo che – se nella stessa rete e preferibilmente nella stessa stanza – ti permettono addirittura di fare gruppo audio con tanto di subwoofer, cosa assolutamente non pensata e non prevista da Google. Non ho potuto provare personalmente questa opzione ma l’ho sentita suonare a casa altrui, senza avere idea di che tipo di impostazioni il mio conoscente tenesse, ma posso dirti che faceva una buona figura senza troppo sforzo.

Inserirei nello stesso paragrafo tutto ciò che riguarda il comparto voce e riconoscimento della stessa con separazione dei poteri. Ho creato il mio modello vocale e quasi mi ero scocciato di rispondere a tutti gli input forniti da Amazon (e in un certo senso obbligati per poter arrivare al traguardo) eppure avevo torto. Il riconoscimento della mia voce è impeccabile, non fallisce un colpo a qualsiasi volume della voce, anche tentando un disturbo volutamente infilato in conversazione con il dispositivo, sono molto colpito e allo stesso tempo amareggiato perché una casa totalmente basata su Google Home non ottiene il medesimo risultato e talvolta mi obbliga a dover dire più volte un comando, una cosa che – se pensi alla comodità di poter sfruttare la voce come tramite – è assai penalizzante per i prodotti della grande G.

Così come Google Home anche Amazon Alexa ed Echo Dot possono interfacciarsi con i servizi musicali quali Spotify o Apple Music (da poco entrato in scuderia), con possibilità di modificare il predefinito da utilizzare. Tutto funziona bene, la ricerca nel catalogo, la selezione delle playlist ma anche il consiglio “automagicamente selezionato” in base al momento o all’umore. Ho avuto l’occasione di provare Amazon Music libero, senza abbonamento, non è poi così male, pensavo peggio in tutta onestà.

Di automatismi e capacità

L’assistente in casa: Amazon Echo Dot (terza generazione) 5

Così come il prodotto di Google, anche quello di Amazon si interfaccia senza troppi problemi con il servizio messo a disposizione da IFTTT, seppur io debba riconoscere un merito al lavoro che sta facendo Amazon da quando è arrivata sul mercato: cercare di dialogare maggiormente in maniera nativa con tutti i servizi che a oggi conosciamo e che stanno continuamente nascendo. C’è una comunità di sviluppatori che ingolosita dalla possibilità di portarsi a casa dispositivi gratuitamente (maggiori informazioni qui, per fare giusto un esempio, ma anche qui per una più ampia panoramica) è pronta a darsi da fare per approdare sull’assistente vocale del monopolio (a oggi) del commercio digitale su scala internazionale.

È su Alexa che ho trovato la possibilità di dialogare con la mia Xbox, sempre con Alexa ho creato la mia prima skill attualmente al vaglio, in grado di leggere gli ultimi titoli degli articoli pubblicati su questo blog. È solo un piccolo primo passo, ma potenzialmente espandibile in mille modi diversi.

Alexa può collegarsi a TuneIn e mandare in streaming Radio Deejay o m2o. Ora però non fraintendermi, se sulla seconda posso comprendere il tuo sguardo schifato per la maranza spicciola che può scorrere potente in me (rispetto al passato è nulla, posso assicurartelo), sulla prima un po’ mi spiace per l’assistente di Google (che usa TuneIn anch’esso, vorrei ricordartelo), la mia radio preferita è 105 ma in alcune fasce orarie difficilmente la sopporto, preferendo di gran lunga l’emittente con Linus a capo della direzione artistica.

Puoi trovare ed esplorare tutte le skill all’indirizzo go.gioxx.org/alexaskill.

In conclusione

Un prodotto che è assolutamente interessante e per nulla inferiore a quello realizzato da Google. Per certi verso l’ho trovato migliore e questo un po’ mi spiace dopo aver ormai scelto Google come partner per l’automazione casalinga e aver sparso Home Mini un po’ ovunque. L’Echo Dot è più tronfio e pieno di sé quando c’è da fare un po’ di baccano ma si dimostra anche affidabile e puntuale quando si ha bisogno di una mano con un semplice comando vocale. La piattaforma di Amazon è – secondo me e secondo tutti i test eseguiti – parecchio più veloce di quella di Google, anche quando si tratta di accendere una semplice lampadina, pur tenendo conto che di Google sfrutto i rilasci del firmware ancora in beta (quindi papabilmente problematici).

Quando il prezzo inizia a raggiungere una media accettabile (non minimi storici magari irripetibili, ma comunque quelli che toccano cifre intorno ai 35/40€) io credo che un nuovo progetto di “smart house” possa prendere in seria considerazione la scelta di Alexa come assistente vocale, non perdendo di vista però il punto fondamentale che riguarda la privacy e l’evidentemente inevitabile necessità di ascolto a campione dei messaggi che si inviano ai server di Amazon (vedi: pcprofessionale.it/news/alexa-spia-dipendenti-amazon-ascoltano-trascrivono), cosa che certamente accade con Google ma anche con Apple (anche in questo caso è semplice risalire a notizie già pubblicate e comportamenti nel frattempo modificati).

Buon inizio settimana! 👋


immagine di copertina: unsplash.com / author: Andres Urena
× Disclaimer

Disclaimer (per un mondo più pulito)

Gli articoli che appartengono al tag "Banco Prova" o "Banco Prova Console" raccontano la mia personale esperienza con prodotti generalmente forniti da chi li realizza. In alcuni casi il prodotto descritto rimane a me, in altri viene restituito. In altri casi ancora sono io ad acquistarlo e decidere di pubblicare un articolo in seguito, solo per il piacere di farlo e di condividere con te le mie opinioni.
Ogni articolo rispetta -come sempre- i miei standard: nessuna marchetta, solo il mio parere, riporto i fatti, a prescindere dal giudizio finale.

Prodotto: acquistato in autonomia durante una delle promozioni Amazon che piazzavano Echo Dot a 19€ circa. Un affare considerando tutto. Lo acquisterei ancora? Molto probabilmente sì.
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