Niente panico, non c’è nulla di nuovo sotto alla luce del sole per ciò che riguarda il noto provider di proprietà svizzera, e non ti sei perso nessuna eclatante novità. Si parla del FASTGate di Fastweb, il modem che la società consegna ai suoi clienti che sottoscrivono oggi un nuovo abbonamento, oppure a un vecchio abbonato che richiede un upgrade alla rete Gigabit che necessita di un diverso apparato rispetto a quello usato precedentemente per una FTTH di livello inferiore (questo è il mio caso, nda).

Dopo averci giocato un po’ posso parlartene e capire se anche tu (se sei cliente Fastweb) mugugni pensando ai miei stessi dubbi e problemi.

Una panoramica sul FASTGate di Fastweb

Doverosa premessa: mi sento parte dell’idea e movimento #modemlibero, quindi tieni conto del fatto che tra un modem imposto e uno che scelgo io, preferirò sempre e comunque il secondo citato. È il motivo principale per il quale da anni ho scelto di installare e configurare un router a cascata allacciato a quello scelto dal provider (a prescindere dal provider, che –esulando dal mio caso– non è sempre stato Fastweb). Qui trovi gli aggiornamenti in merito alla petizione.

FASTGate

Grosso, davvero. Abituato al precedente Technicolor TG1100 che occupava lo spazio considerato standard nel mondo dei modem, il nuovo FASTGate di Fastweb è davvero molto grande (Askey RTV1907VW, nda). Sicuramente più slanciato perché pensato per stare fronte sala (posizionamento verticale, si volta pagina rispetto a quel passato fatto di orizzontalità), mette in bella mostra il suo logo corporate e i led ad alta luminosità che sei pressoché costretto a spegnere durante le ore serali per evitare di illuminare a giorno i pressi della posizione che hai scelto per lui.

Una panoramica sul FASTGate di Fastweb 1

Dotato di ogni comfort, propone sulla parte posteriore più nascosta alla vista (in basso, più vicino alla sua base di appoggio) quattro porte di collegamento ethernet gigabit (la quarta può essere utilizzata come porta WAN), due prese telefoniche che serviranno per altrettanti terminali in casa (ammesso tu abbia un contratto voce e ti interessi essere martoriato da chi vuole vendere la qualsiasi), un attacco ADSL / FTTC Rj45 (per chi non è raggiunto ancora da FTTH) e due porte USB 3.0 che puoi utilizzare per condividere / mostrare sul televisore (ammesso sia connesso alla rete di casa) contenuti multimediali da un disco esterno (o una chiave USB), o magari fungere da “NAS” basilare (personalmente sconsigliato, a ognuno il suo mestiere). Volutamente vicini troverai l’attacco dell’alimentazione e il pulsante di accensione. Considera che una volta alimentato il modem partirà automaticamente, quel pulsante non lo utilizzerai praticamente mai e finirai per dimenticartene.

Una panoramica sul FASTGate di Fastweb 2

immagine originale: alessioligabue.it

Non stai sbagliandoti, hai notato bene, non esiste l’attacco nativo in fibra per FTTH che nel Technicolor era presente all’appello proprio nella parte posteriore, già pronto per l’uso. Il FASTGate ha l’attacco in fibra diretto, ma è laterale, e richiede un connettore SFP (qui c’è una base documentale di networking per tutti, anche se sei completamente a digiuno) che ti verrà fornito insieme al modem, evitandoti un’ulteriore spesa. Esteticamente è un vero pugno in un occhio, senza considerare la possibilità che qualcuno in famiglia strappi sbadatamente quel delicato cavo in fibra ottica, che –forse lo saprai già bene– è estremamente sensibile ai maltrattamenti.

Una panoramica sul FASTGate di Fastweb 3

stavolta la foto è originale, ho anche approfittato stupidamente del mio riflesso :-)

Configurazione

In sintesi: tutto molto lineare e abbastanza semplice per chiunque. Per alcune voci in particolare la facilità è realmente troppa (e limitante per chi invece è abituato a plasmare le proprie preferenze), ma posso comprendere che si voglia dare modo a tutti di poter mettere le mani dentro al cofano. Per questo motivo appena riportato, ci sono impostazioni che non potranno essere toccate, come la modifica dei DNS distribuiti via DHCP, oppure la possibilità di fare un aggiornamento del firmware, un backup delle proprie impostazioni e un restore in futuro (si può sempre errare e rimediare in autonomia, ma non è questo il caso). Tutta una serie di dettagli che non passano certamente inosservati all’occhio un pelo più attento e più schizzinoso (in pratica ai rompiscatole come il sottoscritto).

Un riepilogo a colpo d’occhio

La home page del modem ti presenta un resoconto di quello che riguarda la tua connessione: velocità di allineamento, dispositivi online, stato delle spie LED e Parental Control. Ogni funzione è immediatamente richiamabile dalla colonna di sinistra e, almeno nel riepilogo, potrai tu stesso scegliere l’ordine dei box mostrati, così da dargli un tocco di priorità secondo tuo gusto:

Una panoramica sul FASTGate di Fastweb 4

WiFi

Dual band a 6 antenne, 802.11n (2×2@2,4GHz) e 802.11ac (4×4@5GHz) con possibilità di trasmettere un solo nome rete e quindi lasciare ai tuoi dispositivi il compito di spostarsi tra la rete a 2,4 GHz e quella a 5 GHz secondo disponibilità, dove quest’ultima è la più performante (nonché libera, considerando la moltitudine di canali disponibili) ma anche quella più schizzinosa sulla distanza.

Ho disabilitato entrambe le WiFi di Fastweb (rinunciando così anche al WOWFI fuori casa, forse unica pecca) perché preferisco che se ne occupi il mio router a cascata. Posso però dirti che durante i test eseguiti, la rete ha funzionato bene così come il passaggio tra i due segnali, sempre rapido e corretto, pur non superando di molto i 200Mbit/s in download e altrettanti in upload (quest’ultimo quindi più pronto al suo esame, considerando che che ha raggiunto il massimo picco disponibile di banda).

Il router permette inoltre di creare una rete ospiti per tenere fuori dalla risorse locali coloro che verranno a trovarti e ti chiederanno un accesso veloce a internet per evitare di consumare i GB del loro piano dati. Anche la rete ospiti può trasmettere un solo SSID ma andare sui canali a 2,4 e 5 GHz.

Puoi, dalla schermata “Connessione“, dare un’occhiata al canale selezionato automaticamente per la tua rete (sia principale, sia ospiti, per entrambe le tecnologie 802.11xx), scelto in base all’occupazione da parte delle altre reti senza fili che ti circondano. Puoi ovviamente scegliere di imporre tu un tuo canale, ma a quel punto perdi il vantaggio di rimanere in quello un po’ più scarico, rischiando di ottenere maggiore disturbo e meno resa della tua linea.

Promosso.

Dispositivi

Una schermata dedicata ai dispositivi di ogni rete configurata sul FASTGate (sia essa cablata o senza fili, escludendo ciò che viene riservato per WOWFI, nda), un riepilogo che ti permette immediatamente di capire chi sfrutta la tua connessione, con in più il vantaggio di poter velocizzare la connessione del singolo dispositivo o fermarla completamente secondo un proprio criterio precedentemente stabilito (vale anche sul momento). Per esempio potresti decidere di impedire al PC di tuo figlio di navigare in un determinato intervallo di tempo, oppure dedicare priorità e maggiore “gas” alla console mentre decidi di giocare online in multiplayer.

Messa così, sembra tutta rose e fiori, e invece no. Già qui individuo un qualcosa per me fastidioso, ovvero l’impossibilità di rimuovere dalla rete un dispositivo che magari non è più in uso da tempo (o che prevedi non tornerà dalle tue parti per molto tempo). Puoi rimuovere un dispositivo dal gruppo Famiglia, ma non cancellarlo completamente dalla storia del FASTGate. Vorrei che la società lasciasse decidere me, permettendomi di gestire come preferisco i dispositivi associati almeno una volta al mio modem.

Bocciato.

Avanzate

Il vero cuore pulsante di qualsiasi dispositivo tecnologico, che dovrebbe permettere alle persone un pelo più pratiche di modificare il comportamento del prodotto, tenendo le altre a debita distanza se non “accompagnate“, un po’ come i bollini dei film che Mediaset applicava (o applica tutt’oggi, è una vita che io e Ilaria non guardiamo la TV tradizionale).

Oltre al Parental Control (che viene qui riproposto perché è laddove realmente trovano spazio le sue opzioni e personalizzazioni), trovi anche la restrizione degli accessi per determinati MAC Address (puoi impedire quindi a determinati device di utilizzare la connessione del FASTGate), la configurazione delle porte (Port Mapping, sia semplice che avanzato, il primo differisce dal secondo per una serie di proposte già confezionate da Fastweb), comprese quelle USB (DLNA, Print Server o disco di rete da condividere) e Mobile backup, per permetterti di utilizzare il piano dati di una SIM in caso di down della rete Fastweb (sarà necessario usare un modem USB compatibile).

Una panoramica sul FASTGate di Fastweb 5

Trovi, sempre nella stessa sezione, la configurazione della tua LAN ed eventuali reservation DHCP che ti permetteranno di assegnare sempre lo stesso IP a dispositivi ben precisi, come ho fatto io con il router a cascata (un Fritz!Box 7590 di cui presto ti parlerò). Minimo essenziale senza troppa personalizzazione, alcune impostazioni sono decise a tavolino dal provider e tu non potrai toccarle, male.

Promosso, con il più classico dei debiti formativi.

Modem

Una panoramica sui led di servizio, eventuali errori e verifiche delle reti WiFi (2,4 e 5 GHz) e delle porte in uso, con relativa velocità per quelle di rete. È qui che potrai inoltre trovare la possibilità di schedulare lo spegnimento dei led del modem per un certo intervallo di tempo (oppure h24/365 giorni all’anno).

Non preoccuparti per l’errore lamentato dall’interfaccia nel caso in cui tu abbia deciso di non usare le reti WiFi di FASTGate, ovviamente si tratta di un falso allarme e l’errore non esiste, se sei stato tu a decidere questa configurazione:

Una panoramica sul FASTGate di Fastweb 6

Promosso (?), non si poteva inserire queste informazioni nello specchietto riepilogativo iniziale e la gestione dell’illuminazione nelle Avanzate?

Informazioni

Scheda tecnica e possibilità di riavvio del modem. Nulla più. Non una possibilità di portare il modem alle impostazioni di fabbrica, di fare backup delle proprie personalizzazioni, di fare un upgrade del suo firmware che potrà quindi essere eseguito solo dall’assistenza tecnica del provider, che per limpidi motivi non la farà mai se non necessario e/o interpellata dal cliente, per la legge del “se funziona, lascia che continui così“. Non puoi fare un restore nel caso in cui tu abbia sbagliato a effettuare una o più personalizzazioni e necessiti quindi un salto nel passato.

È un po’ un messaggio del tipo “puoi fare poco, ma stai attento lo stesso, altrimenti ti arrangi o ti affidi al supporto, con i suoi tempi e modi“, e spero che tu lo colga molto bene se non sai cosa stai per fare, anche se di danni grossi non puoi certo combinarne. Mi manca poter mettere mano ai DNS, potermi salvare una configurazione certamente funzionante, dare una regolata al motore oltre quanto fatto lato provider.

Bocciato.

Varie & Eventuali

Se volessi raccontarti qualcos’altro di FASTGate potrei dirti che c’è chi –evidentemente confuso dalle voci non spiegate e ingannevoli per chi non è abituato a masticare di networking– pensa che il Gigabit offerto dal provider arrivi a essere simmetrico nelle velocità di upload e download (storia vera, vissuta sulla mia pelle), dato affatto veritiero considerando che l’attuale migliore offerta è costituita dal Gigabit (ben specificando “fino a“) in download e 200 Mbit/s in upload, un’accoppiata che comunque merita massimo rispetto in una nazione digitalmente divisa per questione di metri (ancora sorrido pensando all’appartamento dove io e Ilaria abitavamo prima, non raggiunto da fibra contrariamente al civico successivo e precedente).

Io il Gigabit l’ho richiesto e aspettato parecchi mese per averlo, continuando a usufruire di una rete a 100Mbit/s in download (FTTH) che non ha mai perso un colpo e che raggiungeva nel 99% dei casi il suo apice massimo, mantenendo poi l’upload a 50Mbit/s anch’essi sempre presenti all’appello. Da quando ho questa nuova fibra (lavori Open Fiber) sono sì soddisfatto, ma deluso sul piano del rapporto prestazionale che avevo messo sul piatto della bilancia per confrontarlo con quanto fatto dalla precedente offerta fino a oggi.

In WiFi non supero i 150Mbit/s (e se lo faccio, accade raramente), nonostante non ci siano limitazioni lato router (né principale, né a cascata) o dispositivi utilizzati per i test (tutti provvisti di schede / chip WiFi perfettamente compatibili con il 5GHz e che in altri contesti superano tranquillamente le quote di questo abbonamento), e via cavo non supero i 600 Mbit/s, nonostante tutto il cablaggio sia nuovo di pacca e i lavori “profumano ancora di fresco“, con un allineamento che sfiora i 930Mbit/s simmetrici.

E quindi? E quindi bene, ma non benissimo. Quello che non posso certamente fare è aprire una richiesta di supporto per segnalare una linea malfunzionante, perché

Ora tocca a te. Sei cliente Fastweb? Se sì, come ti trovi? Hai potuto anche tu approfittare dell’offerta FTTH Gigabit o magari della rete 100Mbit/s VULA (FTTC, in collaborazione con altri provider del nostro territorio)? Parliamone, sono curioso di conoscere il tuo parere in merito alla rete e al FASTGate che ti è stato affidato (occhio però, parliamone civilmente, senza scaldare troppo gli animi e senza offendere nessuno, che non serve a nulla se non a fare sterile polemica!) :-)

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Qualche giorno fa ti ho parlato di Duo, plugin di sicurezza per WordPress che ho scelto come erede e sostituto di Authy, a seguito della cessazione dello sviluppo di quest’ultimo. Oggi ti propongo qualche nuova riga di testo per raccontarti come modificare il comportamento di Duo affinché non permetta null’altro se non la notifica push e il codice generato randomicamente (offline) per darti la possibilità di superare la fase di autenticazione 2-Step.

Duo Security: modificare i metodi di autenticazione concessi 3

Se la tua password è corretta e approdi alla schermata successiva, Duo permette –tra l’altro– di far partire una chiamata verso il numero di telefono da te associato all’account, dettando il codice di autenticazione a voce. Questo però necessita di crediti telefonici che, volendo usufruire delle funzioni gratuite di Duo, vanno contro il principio stesso di gratuità.

Per aggirare l’ostacolo, accedi alla Dashbord di Duo, quindi naviga in ApplicationsWordPress (dove WordPress in realtà potrebbe corrispondere al nome che tu hai voluto dare alla tua installazione da proteggere) → Policy. Qui, in linea con la voce Application policy, potrai specificare una nuova policy che conterrà una modifica ai metodi di autenticazione, come suggerito nella documentazione ufficiale del prodotto all’indirizzo duo.com/docs/administration-settings#authentication-methods.

Puoi ignorare tutto e andare direttamente alla voce Authentication Methods (paragrafo Authentication), togliendo il segno di spunta dall’opzione Phone callback, come nell’immagine qui di seguito:

Duo Security: modificare i metodi di autenticazione concessi 1

Salvando la nuova policy (alla quale dovrai dare un nome, e io ti consiglio di fare in modo che tu possa capire immediatamente di cosa si tratta!), questa verrà applicata all’applicazione protetta, confermato subito a video se non è stato commesso errore alcuno:

Duo Security: modificare i metodi di autenticazione concessi

La modifica è quindi già operativa e potrai tu stesso verificarla provando a collegarti alla tua installazione WordPress (magari da una sessione anonima del browser, se sei già connesso e autenticato). Noterai che gli unici metodi di conferma dell’identità disponibili saranno la notifica push (Duo Push) e un Passcode generato dall’applicazione di Duo randomicamente, come sempre accaduto con Google Authenticator o Authy:

Duo Security: modificare i metodi di autenticazione concessi 2

A questo punto potrai dimenticarti dei crediti telefonici e goderti l’autenticazione a due fattori gratuita, con la tranquillità del bivio doppio disponibile e che -in qualche maniera- ti permetterà sempre di accedere al tuo blog (o qualsivoglia altra applicazione protetta da Duo).

Buon lavoro!

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Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Cerco di macinare, quando posso, feed e newsletter che sono fonti preziose di nuovi spunti, idee, giocattoli e servizi da mettere alla prova. Talvolta in questi si nascondono vere e proprie perle che meritano di essere ulteriormente condivise. Magari riproporrò questa modalità di pubblicazione in futuro, un solo collegamento per un solo tool, come faccio questa volta.

Si chiama CEEV ed è un componente aggiuntivo (sfortunatamente solo per Google Chrome) che ti permette di trasformare il tuo profilo LinkedIn in un CV che puoi stampare o salvare in formato PDF, modificandolo in ogni sua parte.

Da LinkedIn a CV con CEEV

Parte tutto da ceev.io, sito web ufficiale. Puoi scaricare l’estensione dal Chrome Store, oppure usare il badge qui di seguito:

Ceev - Linkedin Resume Creator
Ceev - Linkedin Resume Creator
Developer: ceev.io
Price: Free

Collegati con il tuo account su LinkedIn e lascia lavorare l’estensione, come mostrato in questo video:

Io ci ho provato, e funziona molto bene (e comunque è tutto modificabile prima del salvataggio, quindi puoi mettere le mani ovunque tu voglia) :-)

Da LinkedIN a CV con CEEV 1

Unica pecca: impostando il foglio in A4 e chiedendo di salvare il PDF, ho notato che il risultato occuperà due pagine anziché una come “promesso” dall’anteprima live dell’estensione, dettaglio poco simpatico se ci si tiene al fatto di stare dentro un solo foglio / facciata.

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Ogni file ha una sua estensione, e ognuna di queste ha la relativa (o più) applicazione dedicata in grado di aprirla, questo è un dato di fatto su ambienti Windows tanto quanto Linux e macOS, giusto? Bene. Nel caso però su un sistema tu dovessi far convivere più applicazioni in grado di lavorare lo stesso tipo di file e volessi modificare l’applicazione predefinita, come ti muoveresti?

macOS: modificare l'associazione predefinita di estensioni e app

Se su Windows la cosa è talmente facile da poter essere agilmente riprodotta anche da tuo nonno, su macOS potrebbe diventare un attimo più complicato per coloro che non sono abituati a utilizzare il Terminale, soluzione sempre immediata e preferibile solo nel caso in cui tu abbia particolare confidenza e capacità di movimento al suo interno.

Fermo immediatamente quella persona in fondo al corridoio che sta urlando che sono un pirla: pur confermando quanto pensa di me (sono anni che mi alleno per migliorarmi sempre più, nda), non è sempre detto che un tasto destroApri conAltroApri sempre con questa applicazione risolva la situazione, ho visto con i miei occhi alcuni casi (che anche io ho faticato a credere nel momento della descrizione del problema a voce) di associazione estensione-applicazione tornati al precedente stato dopo un riavvio o una più semplice chiusura del nuovo programma appena associato in maniera predefinita.

Per questo motivo ho cercato una soluzione a portata di tutti, scoprendo RCDefaultApp. Si tratta di un’estensione delle Preferenze di Sistema di macOS che raccoglie in maniera ordinata e molto pulita le associazione tra estensioni e applicazioni, proponendo un look & feel per certi versi simile a quello che Windows ha utilizzato per anni (e che in parte è stato mantenuto in Windows 10, anche se ormai avviato al pensionamento definitivo). Ti mostro qui qualche screenshot per farti capire di cosa sto parlando:

Se questo miglioramento ti piace, ti posso dire che RCDefaultApp è gratuito e che è possibile scaricare l’ultima versione dalla pagina ufficiale (rubicode.com/Software/RCDefaultApp *). Fai clic qui per scaricare direttamente il file Zip (richiede macOS 10.2 o superiore), dovrai scompattarlo e fare doppio clic su RCDefaultApp.prefPane. Ti verrà richiesto a video se installare il nuovo pannello preferenza solo sul tuo account o su tutti gli account presenti nello stesso macOS, a te la scelta (io l’ho installato solo per il mio utente, anche perché non ce ne sono altri su questo MacBook!).

macOS: modificare l'associazione predefinita di estensioni e app 9

La modifica è immediatamente operativa e non serve riavviare il tuo Mac. Puoi così andare a modificare un’associazione che non ti ha dato retta in maniera definita e più convenzionale.

Buon lavoro! :-)


Immagine di copertina: Jaromír Kavan on Unsplash

(*): nella malaugurata ipotesi il sito web ufficiale non dovesse essere raggiungibile, ho caricato sul mio spazio box una copia del DMG: app.box.com/s/zxtopbs2o25v3utgzbau4ijx220h0gcb

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Non è la prima volta che mi viene chiesto, scrivo e pubblico un pezzo rapido così che sia più semplice per tutti capire se è arrivato il momento di cambiare la batteria del proprio iPhone, così da uscire (almeno nella teoria) dal tunnel della depotenziazione confermata da Apple qualche tempo fa (lo sanno anche i muri, credo sappia anche tu di cosa sto parlando). Ciò che ti serve è un Mac (iMac o Macbook, non ha importanza) o, nel caso in cui tu non lo abbia, un’applicazione da scaricare e installare su iPhone direttamente da AppStore.

iPhone: come posso capire se devo cambiare la mia batteria?

In generale, uno stato di usura batteria che porta la carica massima sfruttabile al pari (o al di sotto) dell’80% è da considerarsi già papabile per la riparazione (sostituzione della batteria).

Detto ciò, ecco le due alternative che ti suggerisco.

Mac e coconutBattery

coconutBattery è uno di quei tool che esistono da sempre, e che devono essere sempre tenuti a portata di clic, perché tanto piccoli quanto fantastici quando ce n’è bisogno. Si scarica gratuitamente dal sito web ufficiale coconut-flavour.com/coconutbattery, e ne esiste una versione Plus che è nata per sostenere il progetto in futuro, introducendo alcune ulteriori funzionalità davvero niente male.

In origine è stato sviluppato per tenere d’occhio l’usura della batteria del MacBook (e l’ho scaricato qualche anno fa proprio per questo motivo), per poi introdurre in seguito il controllo della batteria di iPhone e iPad (oltre che iPod, se ne possiedi ancora uno). Una volta collegato il tuo iPhone via cavo al Macbook (o iMac), autorizza il PC a connettersi allo smartphone (ti comparirà la solita richiesta di conferma a video su iPhone), quindi apri coconutBattery e spostati nella scheda relativa al tuo iPhone per verificarne la capacità di batteria e l’usura attuale:

iPhone: come posso capire se devo cambiare la mia batteria? 1

iPhone e Battery Life

Altra accoppiata scoperta per caso un paio di anni fa circa, poi suggerita più e più volte, costituisce la concreta e unica alternativa al collegamento tra iPhone (o iPod / iPad) e Mac, senza neanche inserire in equazione la visita presso l’Apple Store più vicino (perché ti ricordo che, prendendo appuntamento, puoi far controllare lo stato di usura della tua batteria anche in Apple Store o centro autorizzato).

Battery Life è un’applicazione gratuita (guadagna sulla pubblicità che ti mostra all’interno di ogni sua schermata, nda) che puoi scaricare direttamente da AppStore, oppure utilizzando il badge qui di seguito:

Battery Life
Battery Life
Developer: RBT Digital LLC
Price: Free+

Estremamente chiara e semplice da utilizzare, una volta installata e avviata ti mostrerà immediatamente le informazioni relative alla batteria e alla sua usura, fornendo inoltre grafici, cronologia e calcoli che ti permetteranno di capire quante ore di vita ha a disposizione lo smartphone se continuerai a utilizzarlo. Ti mostro qualche screenshot catturato dall’applicazione (il telefono è il mio iPhone 6 aziendale):

Condizioni imposte da Apple

Te le riporto qui di seguito, così che possano tornarti immediatamente comode. In linea di massima, se dovesse servirti qualche altra informazione, ti rimando al documento ufficiale di Apple che trovi all’indirizzo support.apple.com/it-it/iphone/repair/battery-power:

Fino al 31 dicembre 2018, il prezzo dell’intervento di assistenza per le batterie fuori garanzia è di € 29 per tutti i modelli idonei iPhone 6 o successivi. L’intervento di assistenza per la batteria al prezzo di € 29 è limitato a una riparazione per iPhone.

I problemi causati da danni accidentali non sono coperti dalla garanzia limitata Apple. I prezzi si applicano solo alle riparazioni della batteria eseguite da Apple. Altri service provider potrebbero stabilire prezzi diversi. Aggiungeremo un costo di spedizione di € 12,20 se la riparazione richiede la spedizione e non è coperta da garanzia o da AppleCare+. Tutti i costi sono espressi in euro e sono comprensivi di IVA.

In conclusione

Ora dovresti avere tutte le informazioni necessarie per poterti muovere e capire se è arrivato il momento di approfittare del cambio batteria a 29€ presso l’Apple Store più vicino a te! In caso di dubbi, come al solito, puoi utilizzare l’area commenti che trovi qui di seguito.

Cheers.


Immagine di copertina di Radovan on Unsplash
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