Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

OS X: formattare un disco in FAT32 direttamente da Terminale 1Uno di quei consigli che tengo qui come blocco appunti, un po’ come al solito. Foto si apre automaticamente ogni volta che inserite un supporto di memoria fotografico nel vostro MacBook? Poco male, esiste la possibilità di disattivare questa apertura non gradita. La modifica (manco a dirlo) si effettua da Terminale:

OS X: bloccare l'apertura automatica di Foto

defaults -currentHost write com.apple.ImageCapture disableHotPlug -bool true

Vi verrà richiesta la password di Amministratore del sistema. La modifica sarà immediata. Ovviamente per invertire la rotta vi basterà portare la variabile booleana a false (sostituite il -bool true con -bool false). Il trucco è stato testato con successo su un OS X 10.11.4 (El Capitan).

Si parla ancora una volta di rete casalinga e di AVM, il produttore che ha dato origine alla serie FRITZ!, molto apprezzata tra coloro che ricercano il compagno perfetto per gestire la rete di casa propria e che difficilmente sanno scendere a patti. Vi ho parlato poco tempo fa del FRITZ!Box 7430, router dalle molteplici possibilità di personalizzazione e molto ben carrozzato, per offrire alte prestazioni ai dispositivi che stanno lo stesso tetto. Protagonista di oggi è invece l’estensione della propria rete tramite impianto elettrico, tramite la serie Powerline 1240E presentata lo scorso febbraio.

FRITZ!Powerline 1240E WLAN Set

Prodotto di nuova generazione, molto performante, dalle ottime caratteristiche sia sulla carta, sia nella pratica. Il set è composto da una coppia di adattatori che serviranno (manco a dirlo) a catturare un punto rete dal vostro router, rilanciarlo nell’impianto elettrico di casa (sotto lo stesso contatore, precisazione per chi ancora non conosce questo tipo di prodotti) e farlo arrivare a destinazione, al secondo adattatore che potrà a sua volta fornire un punto rete cablato o un SSID WiFi al quale potersi connettere da molteplici dispositivi.

Il rilancio potrà essere effettuato (come è possibile vedere nella figura di seguito) sia via LAN (dal router al primo adattatore Powerline), sia via WiFi, come se andaste a mettere un ripetitore per cercare di portare la vostra rete il più lontano possibile dal punto rete principale.

Potreste anche pensare di bloccare la rete SSID sull’adattatore di destinazione (il FRITZ!Powerline 1240E, nda) e scegliere di portare una porta LAN laddove non sareste diversamente arrivati tramite traccia nel muro.

FRITZ!Powerline 1240E WLAN Set 2

In uno schema di funzionamento di default, il collegamento del FRITZ!Powerline 1000E (l’adattatore sorgente, nda) al router verrà eseguito tramite cavo di rete e porta LAN (rispettivamente dell’adattatore e del router), per poi arrivare al FRITZ!Powerline 1240E che propagherà un SSID WiFi al quale i dispositivi potranno collegarsi (tramite WPS, se lo preferite, o password precedentemente modificata, evitando di tenere quella proposta dalla fabbrica!). È questo lo schema che ho scelto di mantenere.

Ho effettuato una configurazione un po’ più avanzata e approfondita, che richiede il collegamento nella WiFi propagata dall’adattatore destinazione (basta anche collegargli un cavo di rete nella sua porta LAN, eventualmente) e il puntamento del browser all’indirizzo IP dello stesso (l’interfaccia di amministrazione è quella nell’immagine di seguito), così da poterne esplorare ogni opzione, preferenza, possibilità (e ce ne sono tante, credetemi), Fritz!OS permette una personalizzazione estrema, con opzioni che altri produttori non si sognerebbero mai di mettere a disposizione dell’utente finale, soprattutto quando l’esperienza dall’altro lato è poca e la necessità di “start, plug & play” è tanta.

FRITZ!Powerline 1240E WLAN Set 1

Potrete modificare ogni dettaglio, regolare i consumi quando possibile, permettere agli ospiti di collegarsi a una rete appositamente pensata per loro, disattivare e riattivare la propagazione del SSID WiFi in orari precedentemente stabiliti, attivare le notifiche push per qualsiasi errore o anomalia riscontrata dagli adattatori e una marea di altre opzioni. Gli manca esclusivamente il rilancio della presa di corrente elettrica, pensata su altri adattatori dello stesso produttore, che equivarrebbe alla classica ciliegina sulla torta per un prodotto così ben pensato e realizzato.

Configurazione e primi test sono stati eseguiti utilizzando le prese del mio appartamento. Impianto nuovo, completamente rifatto prima del trasloco, quindi evidentemente in forma rispetto a molti altri casi lì fuori, me ne rendo conto. Ho montato il FRITZ!Powerline 1000E accanto alla presa del router Fastweb e l’ho collegato tramite porta LAN al mio router Cisco (in cascata a quello Fastweb, nda). Ho montato quindi il FRITZ!Powerline 1240E in una diversa stanza della casa, collegato il mio MacBook al nuovo SSID WiFi e lanciato un test su Speedtest, questo il risultato:

Rete già carica di suo (diversi dispositivi collegati alla stessa, e più lavori in corso), tutto sommato accettabile, nulla a che fare con la rete WiFi principale o con il cavo LAN connesso direttamente al router (ovviamente), ma tutto rimandato al successivo giorno e con la vera prova del 9: montaggio del FRITZ!Powerline 1240E in cantina e test attraverso l’unico punto corrente che non è stato cablato nuovo durante i lavori. Mi sono dovuto ricredere e apprezzare davvero il risultato, con tanto di tweet “auto-sbrodolativo” (ora provo a proporre questo nuovo termine all’Accademia della Crusca, magari l’accettano come erede di petaloso):

Si perché il risultato è addirittura meglio di quello ottenuto la sera prima, con rete decisamente più scarica è vero, ma mai mi sarei aspettato di poter raggiungere una così buona velocità nella cantina di casa. Streaming assicurato (e copertura di ogni altra applicazione solitamente fagocitante i dati del mio povero piano dati mobile) mentre ci si lavora dentro, questo è poco ma sicuro.

Le ottime prestazioni verso la rete internet possono ulteriormente migliorare se si resta invece nella propria LAN, magari per visualizzare contenuti in streaming da NAS o altri Media Center facenti parte della stessa rete. Se permesso dal cablaggio e dal router, il set FRITZ!Powerline 1240E WLAN vi permette di sfruttare un collegamento fino a 1.200 Mbit/s, ovviamente ottenibile nelle migliori condizioni (cosa che difficilmente quindi sarà possibile vedere nella pratica, nda). Il punto di accesso WiFi, invece, permette di arrivare a 300Mbit/s a 2,4GHz. Così come riportato nelle specifiche tecniche del prodotto, tutto il set è assolutamente compatibile con adattatori Powerline delle categorie da 1200, 600, 500 e 200 Mbit/s e con lo standard IEEE P1901 e HomePlug AV2, potrete quindi utilizzare insieme più adattatori Powerline, anche se non proprio recenti, nel caso in cui abbiate fatto acquisti precedentemente alla disponibilità del set 1240E WLAN.

Prima di concludere, un piccolo consiglio: va posta particolare attenzione alle dimensioni degli adattatori (entrambi). Si tratta di bei “bestioli“, 59 x 132 x 41 mm, impossibile passare inosservati ed essere connessi alla rete elettrica in punti non ben accessibili, in quelle tipiche prese a muro dove lo spazio manca e riuscite a malapena a metterci una spina piatta recuperata per sbaglio dalla vostra cassetta degli attrezzi e sostituita a quella del televisore che diversamente non avreste potuto collegare lì. Preparate quindi una (sconsigliata, ma tant’è) presa doppia con la quale togliervi le castagne dal fuoco.

Il FRITZ!Powerline 1240E WLAN Set ha un prezzo che si aggira intorno ai 140€, ed è disponibile anche su Amazon. È un costo che posso giustificare per la quantità di opzioni offerte dall’OS a bordo del prodotto e dall’indubbia qualità dell’hardware, ma è ovvio che esistono alternative più economiche che possono fare al caso di coloro che desiderano estendere la propria rete casalinga scendendo a patti con il rapporto qualità/prezzo più basso, inutile negarlo, vi invito anzi a proporre le vostre soluzioni nell’area commenti.

Non credo di dovervi spiegare ancora una volta cos’è Telegram e perché dovreste usarlo, potete fare clic qui per dare un’occhiata ai precedenti articoli che ho raccolto sotto lo stesso tag. Oggi l’argomento riguarda nello specifico il client di messaggistica istantanea e la sua integrazione con WordPress, affinché i vostri utenti possano seguirvi anche via smartphone (e non solo), con la potenza delle notifiche push, il client di messaggistica istantanea preferito e la possibilità di fare clic su ciò che realmente interessa loro, un modo come un altro (rapido e gratuito) per rimanere costantemente aggiornati :-)

L’esperienza si basa su quanto scoperto, provato e portato più o meno sulla retta via, spero possa generare interesse e (magari, mi piacerebbe) una discussione in area commenti con alternative e proposte.

Telegram: bot father

Quasi certamente lo sapete già, su Telegram esistono molti bot (in caso contrario consiglio questa lettura per approfondire) che possono portare a termine una moltitudine di lavori e fornirvi informazioni ogni volta che lo desiderate. Chiunque può creare un bot. Lo scopo del gioco è quello di crearne uno che possa trasformare ogni entry del feed RSS in un nuovo messaggio per il vostro canale Telegram, in maniera del tutto automatica, con un evento scatenato dalla pubblicazione dello stesso articolo su WordPress.

Ho provato il metodo IFTTT (strumento che adoro), suggerito in un articolo pubblicato proprio sul sito web degli sviluppatori bot di Telegram (dev.storebot.me/t/use-ifttt-to-create-an-automated-broadcasting-bot-for-a-channel/490), tutto molto bello sulla carta, poco funzionale nella realtà a causa dei problemi del canale Maker (di IFTTT) e della poca reattività di lettura da feed RSS e pubblicazione nel canale, sconsigliato.

Ho quindi dato un’occhiata ad altri metodi e codici da far girare su Google Apps Engine, abbandonando anche quella via perché poco “maneggiabile” e personalizzabile, nonché complessa per chi alla fine avrebbe dovuto utilizzare la soluzione. Sono passato così all’esplorazione delle proposte native per WordPress, i plugin disponibili tramite repository ufficiale, che vedono una moltitudine di lavoro svolto da programmatori persiani (una vera curiosità che mi ha stupito), spesso interfacce di front-end che magari si appoggiano a servizi che permettono di fare ponte tra il blog e Telegram, un modo più semplice per approcciare la necessità finale, permettendo a chi deve utilizzarla di concentrarsi solo sul risultato che si vuole ottenere.

Bando alle ciance e diretti al risultato. Bocciati AUS Telegram Bot Notifier, Channeller Telegram Channel Admin e Telegram Bot & Channel. Tutti e 3 hanno pecche, in alcuni casi sono macchinosi, talvolta funzionano male o non funzionano affatto perché estremamente schizzinosi nei confronti di ciò che intendiamo fare sul nostro canale tramite bot.

Promosso invece Telegram for WordPress, plugin anch’esso disponibile tramite repository:

Telegram for WP
Developer: Amir Mousavi
Price: Free

Chiariamo: non è certo promosso a pieni voti, è migliorabile, ma è un plugin che funziona e mantiene le promesse che fa. Andiamo per step, creiamo insieme il bot e teniamo da parte i dati utili, quindi configuriamo insieme il plugin.

Creazione del bot

Aprite una nuova finestra di chat con @BotFather e lanciate il comando /newbot, quindi iniziate a rispondere alle domande che vi verranno poste:

  • scegliete il nome del vostro bot;
  • scegliete lo username del vostro bot;
  • prendete nota ora del token HTTP API che @BotFather vi rilascerà (si tratta di una lunga sequenza alfanumerica)

Da WordPress a Telegram: i vostri articoli nel vostro canale

I 3 passaggi fondamentali sono terminati. Potete lanciare altri comandi per arricchire ulteriormente i dettagli del vostro bot, per esempio:

  • /setdescription permetterà di specificare un messaggio da mostrare a chi per la prima volta proverà ad aprire una nuova finestra di chat con il vostro bot (inutile se si tratta di stabilire un semplice ponte WordPress → Telegram, ma è esteticamente più gradevole).
  • /setuserpic vi consentirà di caricare un’immagine (andrà inviata come immagine compressa, non come file immagine ad alta risoluzione, ndr) che diventerà l’avatar del bot.
  • /setabouttext andrà a completare il box “info” del profilo pubblico che è possibile visualizzare quando si consulta la scheda informazioni di un utente Telegram, come nell’immagine di seguito, per capirci:

Da WordPress a Telegram: i vostri articoli nel vostro canale 1

Ricordate che quel testo non deve superare i 120 caratteri. Salvo errori, tra una conferma e l’altra, il vostro lavoro su Telegram è terminato e si potrà ora passare alla configurazione del plugin WordPress.

Configurare Telegram for WordPress

Nulla di complicato neanche stavolta, sia chiaro. Bisognerà giusto fare attenzione a un paio di passaggi ma nulla più, vi spiego quali in questo passo-passo, dando per scontato che abbiate già installato e attivato il plugin nel vostro blog e che esista già un canale Telegram dove volete andare a pubblicare le notizie “in diretta” (se non sapete come creare un canale Telegram, date un’occhiata qui).

Prima di configurare il plugin dovrete:

  • Inserire il bot all’interno dei membri del canale.
  • Trasformare il bot da semplice utente ad Amministratore del canale (solo così gli verrà permesso di pubblicare messaggi che possano leggere tutti gli iscritti). Questo passaggio è fondamentale e spesso viene totalmente ignorato da chi intende raggiungere lo stesso obiettivo di questo articolo, perché si pensa che un bot non possa essere amministratore del proprio canale Telegram.

Ora si passa al plugin. La schermata di configurazione di Telegram for WordPress è estremamente semplice da capire e controllare. Ciò che a noi interessa è la seconda tab, quella dedicata ai canali (Post to Channel):

Da WordPress a Telegram: i vostri articoli nel vostro canale 2

Cosa c’è da sapere?

  • Occorrerà inserire il token HTTP API, precedentemente ottenuto da @BotFather, all’interno della riga Bot Token. Vi consiglio di fare poi clic su “Check bot token” per essere sicuri di non aver commesso errori (comparirà il nome del bot subito sotto, di seguito a “Bot info: “).
  • Inserite ora il nome del canale in “Channel Username“, completo di @ davanti al nome dello stesso (nell’immagine, @fuorigioco). Se il canale non è ancora “pubblico“, vi consiglio di fare clic su “Send now!” per inviare un messaggio di test, così da verificare che tutto funzioni correttamente.
  • Spuntate l’opzione “Send to Telegram Channel” per abilitare il plugin a rilanciare qualsiasi nuova pubblicazione nel canale Telegram. Potrete sempre togliere la spunta nel singolo articolo prima che venga pubblicato, ma il comportamento di default prevederà così che ogni nuovo articolo venga pubblicizzato anche su Telegram.
  • La parte relativa al “Message Pattern” è assolutamente soggettiva. Potrete decidere come comporre il messaggio di rilancio del vostro articolo. Potrete includere o escludere informazioni, riepilogo, link e molto altro ancora. Potrete persino scegliere di inserire emoticons all’interno del testo. In questa stessa area potrete scegliere se mostrare l’immagine “Featured” dell’articolo WordPress prima del testo di rilancio. Il risultato sarà molto simile a quello in immagine:

Da WordPress a Telegram: i vostri articoli nel vostro canale 3

  • Use Markdown in messages” è invece l’area che vi permetterà di stabilire come i messaggi verranno rilanciati nel canale WordPress, con possibilità di utilizzare alcuni marcatori HTML e non solo, sempre seguendo le linee guida dell’API del client di messaggistica istantanea, come spiegato all’indirizzo core.telegram.org/bots/api#formatting-options.
  • Infine l’opzione “Web page preview in messages“, che probabilmente avrei inserito in coda al Message Pattern, in quanto modifica li comportamento del messaggio, bloccando (se volete) l’anteprima del link allegato al messaggio. Ho personalmente scelto di non spuntarla e lasciare che Telegram carichi un’anteprima del link che riporterà all’articolo originale.

Salvate ora quello che avete scelto di modificare (Save Changes o un clic sull’icona a forma di floppy disk in alto a destra nella schermata di configurazione del plugin, nda) e provate a creare un nuovo articolo. All’interno della pagina della Dashboard troverete il nuovo blocco opzioni dedicate a Telegram for WordPress, dal quale potrete scegliere se modificare il comportamento del singolo rilancio articolo prima che questo venga pubblicato (o anche in seguito), poiché il plugin non fa differenza tra un articolo già rilanciato e uno nuovo (questa secondo me è una pecca da mettere a posto). In pratica uno stesso articolo potrebbe essere rilanciato anche più volte, tante quante saranno le modifiche dopo la pubblicazione.

Da WordPress a Telegram: i vostri articoli nel vostro canale 4

Occhio quindi anche ai Custom Type di WordPress, anche per loro il plugin propone il box pubblicazione e adotterà il metodo definito come default, occorrerà quindi ricordarsi di andare a togliere la spunta dall’opzione che manderà in rilancio automatico su Telegram ciò che andrete a salvare nel database del blog.

Lo avrete perciò capito: Telegram for WordPress è un buon plugin, svolge in maniera più che lineare il suo mestiere se correttamente configurato, ma ha ancora ampi margini di miglioramento. Ho personalmente fatto richiesta di iscrizione nella mailing list dello sviluppo e test così da poter provare eventuali novità in anteprima e suggerire strade alternative da percorrere, qualche piccola miglioria da operare per cercare di comportarsi nella migliore maniera possibile in base al contesto in cui ci si trova. La strada è lunga ma è già tracciata, voi siete pronti a sfruttare la potenza e la versatilità di Telegram? :-)

Mettere mano a un iPhone oggi è roba semplice, possono farlo in tanti, eppure ho ancora ottime statistiche di accesso a un articolo tanto vecchio quanto mai passato di moda (iTunes: recuperare lo spazio “Altro” del proprio dispositivo). Sarà forse perché, in base al problema rilevato o all’esigenza che si ha, le cose iniziano a complicarsi un po’ di più? Sarà perché spesso è iTunes su Windows il vero problema rispetto a qualsiasi anomalia riscontrata su iPhone? Più o meno è ciò che predico da anni, cercando di utilizzare il software Apple fuori dal suo ambiente naturale (OS X) il meno possibile.

Ci sono alcune utility di terze parti che invece il lavoro lo svolgono abbastanza egregiamente, spesso facendo risparmiare più tempo del previsto. È il caso di Tenorshare iPhone Care Pro, che ho avuto modo di provare in questi giorni.

Tenorshare iPhone Care Pro 4

Un rapido identikit del programma: disponibile per Windows e OS X, iPhone Care Pro permette di gestire al meglio il proprio smartphone, consentendovi di effettuare o ripristinare backup (senza passare da iTunes), caricare manualmente firmware, trasferire musica o immagini (e molto altro) manualmente, non costringendovi così a mettere in sync una determinata cartella del PC con iTunes. Può inoltre pulire cache e spazzatura che finiscono inesorabilmente per popolare quello spazio “Altro” tanto odiato dagli utilizzatori. Vi da una mano quando avete necessità di avviare lo smartphone in modalità DFU, cercando inoltre di sbloccare situazioni scomode come loop o freeze del sistema.

Ha inoltre una simpatica funzione che credo possa fare felici molti utenti della mela: la possibilità di bloccare le pubblicità all’interno delle applicazioni. Anche se, in realtà, vi ricordo che spesso quella pubblicità viene mostrata per ripagare lo sviluppatore del suo operato e del fatto che abbia rilasciato gratuitamente la sua applicazione.

Il software è ancora in inglese e non propone alcuna localizzazione in italiano o altra lingua, ma è semplice da utilizzare e molto intuitiva. Si scarica in versione free trial dal sito web ufficiale, la licenza per sbloccarne ogni funzionalità ha un costo attualmente accessibile e tutto sommato giustificato: poco meno di 30$ (non giustifico invece il prezzo di listino dichiarato di circa il doppio dell’attuale richiesta). iPhone Care Pro è compatibile con tutti i prodotti della mela attualmente supportati, consentendovi così di mettere mano su iPod touch 6G/5G/4G/3G, iPod nano, iPod classic, iPod shuffle, iPad Pro, iPad Pro, iPad Air 2, iPad Air, iPad mini 4/3/2, iPad mini, iPad 4, iPhone SE, 6s, iPhone 6s Plus, iPhone 6, iPhone 6 Plus, iPhone 5s, iPhone 5c, iPhone 5, iPhone 4S e qualsiasi altro modello dimenticato per strada.

Io ho effettuato qualche test sul mio iPhone 6 aziendale:

Tenorshare iPhone Care Pro 1

Le funzioni di cui vi ho parlato sono immediatamente accessibili dalla schermata principale. Una volta scelta la strada iniziale, potrete sempre saltare su un’altra con un solo clic, riuscendo quindi a effettuare una panoramica di messa a punto del vostro smartphone pressoché totale.

Il software è leggero e funziona bene, salvo alcuni dubbi riguardo la funzione di pulizia degli ADS, che onestamente non ho visto portare a termine il suo operato (giusto per fare un esempio: YouTube viene citato tra i programmi pulibili sul sito web ufficiale, eppure l’app lo rileva come No Ads), ma è una funzione di cui non ho sentito il bisogno durante i test. Ho apprezzato la possibilità di poter evitare di aprire iTunes (che andrà comunque installato sul sistema, così da poterne sfruttare alcune librerie e driver) e di poter navigare nei miei dati (installare o disinstallare applicazioni, esportare singole fotografie, ecc.) anche se non capisco la limitazione imposta riguardo i segnalibri, i calendari e i contatti di iCloud (viene richiesto di disabilitare, seppur temporaneamente, la sincronizzazione con i server di Apple):

Tenorshare iPhone Care Pro 8

Più curata e interessante è poi la sezione dedicata (come anticipato) alla pulizia dati, che permette di cavarsela con un giro rapido, o preferirne uno più approfondito che impiegherà ovviamente più tempo per arrivare al termine. Le opzioni proposte nel primo sono già più che valide per risparmiare qualche MB di troppo (GB in alcuni casi, soprattutto quelli in cui la pulizia non è mai stata effettuata prima), e prevedono di non andare a toccare i cookie delle applicazioni che vi propongono (in alcuni casi) un ambiente lasciato impostato durante l’ultimo utilizzo dello specifico software.

La pulizia più profonda prevede invece di andare a toccare più impostazioni, così come la lista delle telefonate (fatte e ricevute), i messaggi, la cronologia di Safari e le sue impostazioni, le applicazioni ancora attive in background e molto altro, diventando così decisamente più invasiva ma certamente consigliata nel caso in cui dobbiate (per esempio) passare lo smartphone ad un’altra persona della famiglia senza però cancellare le applicazioni già installate e le configurazioni già eseguite (io consiglio sempre una formattazione, ma tant’è). È chiaro però che, se opportunamente modificata tramite gli switch “on&off“, anche una pulizia più profonda può tornarvi d’aiuto.

Tenorshare iPhone Care Pro 10

In conclusione?

Tenorshare iPhone Care Pro è un coltellino svizzero che vi evita di dover ricordare trucchi e metodi di utilizzo che passano da iTunes e mille altri software a disposizione nella rete, vi evita inoltre di affidarvi ad applicazioni IPA da far girare sul vostro smartphone e che spesso non dichiarano sul serio quello che stanno andando a rimuovere, che sono quindi poco controllabili dall’utente finale. Si tratta di un software che svolge tutto sommato bene il suo mestiere, che costa il giusto nella sua licenza professionale (allo stato attuale, nda) e che può essere utilizzato con un numero infinito di iPhone perché nessuno di questo si assocerà mai ad iTunes.

Vinci la tua copia!

Tenorshare mi ha proposto di mettere in palio 10 licenze Pro per sbloccare tutte le funzionalità del programma, per altrettanti lettori del blog provvisti di account Facebook. Ho finalmente aperto la pagina di questo blog sul social network di Zuckerberg, quale migliore occasione per dare il via alle danze? Mettete il vostro “Mi piace” e partecipate alla discussione nel post dedicato, il prossimo fine settimana scaricherò i risultati dell’interazione tramite contestcapture.com e selezionerò in maniera casuale 10 vincitori, se proprio non vi fidate posso sempre registrare un video live ;-)

Buona fortuna!

Pillole

Le pillole sono articoli di veloce lettura dedicati a notizie, script o qualsiasi altra cosa possa essere "divorata e messa in pratica" con poco. Uno spazio del blog riservato ai post "a bruciapelo"!

Vi ricordate di Caffeine? Una di quelle applicazioni abusate in passato (approdata in Mac App Store nel 2010, nda), che svolgevano un unico lavoro, semplice, preciso, perfetto. Lo sapevate che la GUI proposta è tutto fuorché necessaria? Scopro che in tanti lì fuori non lo sanno, ed è un peccato perché nel caso in cui non ci sia connessione dati.

OS X: bisogno di Caffeina? 1

Chiunque con un Terminale può evitare che il MacBook vada in standby con un semplice comando:

OS X: bisogno di Caffeina?

caffeinate -di

Dove il -di si traduce con un tempo non definito, lo standby non partirà fino a quando il Terminale resterà attivo (fino al vostro CTRL+C, per capirci). Potete altrimenti specificare un diverso range di tempo tramite un -dt (in secondi) facilmente calcolabile (a mente o tramite una ricerca ad-hoc su Google), per esempio potreste lanciare un caffeinate -dt 600 per mandare in standby il Mac dopo 10 minuti. La riga di comando riporta:

usage: caffeinate [-disu] [-t timeout] [-w Process ID] [command arguments…]

Il trucco è stato testato con successo su un OS X 10.11.4 (El Capitan).